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| - Beppe Grillo si mette nei panni dell’investment banker e fa qualche analisi sul deal dell’anno: l’acquisizione di Whatsapp da parte di Facebook. Ma davvero la società è stata pagata con azioni “che non valgono niente”?
Cerchiamo di capire cosa c’è di vero attuando una ricostruzione rigorosa dei fatti a partire dalle fonti ufficiali. Secondo la comunicazione ufficiale pubblicata nella sezione di “relazioni con gli investitori” del sito Corporate di Facebook, scopriamo che il pagamento dovrebbe avvenire secondo i seguenti termini:
1. 4 miliardi di dollari in cash,
2. 12 miliardi di dollari in azioni di Facebook classe A,
3. 3 miliardi di dollari in rimborso di titoli vincolati in mano ai dipendenti Whatsapp.
Beppe Grillo sembra quindi avere delle riserve sulla valutazione, per 15 miliardi, delle azioni di Facebook date in concambio. Tali azioni, all’epoca del deal (febbraio 2014), sono state valutate a un prezzo medio (ultimi 6 giorni di mercato), come risulta dallo stesso documento. Il titolo ha perso davvero tutto – o gran parte del valore – nei giorni successivi? Se andiamo a vedere la quotazione dell’azione non sembrerebbe. Anzi. L’azione pare in forte crescita nell’ultimo anno.
Che Beppe Grillo stia ricordando ancora le pessime performance del titolo, dopo la quotazione in Borsa (18 maggio 2012)? E’ passato molto tempo e, come dimostra il grafico in basso, gli investitori si sono ricreduti ampiamente.
Beppe Grillo, quindi, sembra proprio sbagliarsi: la transazione è stata pagata in parte cash (quindi Facebook ha dato dei soldi) e in parte in azioni con un titolo che non ha perso valore, al contrario è rimasto pressocchè costante (68.24 USD per azione ad oggi contro i 65.26 USD pagati per azione). Il grafico mostra gli ultimi 3 mesi di performance azionaria.
Riassumendo, “Panzana pazzesca” per Grillo che tenta un po’ semplicisticamente di trovare il bidone in una transazione che per il momento sembra un ottimo affare per entrambi gli attori in gioco.
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