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  • Qualche giorno prima di ricevere Vladimir Putin nella nottata successiva al vertice Asem, Silvio Berlusconi si è lasciato andare ad una dichiarazione piuttosto ardita sulla crisi ucraina. Solo scopi umanitari? Le modalità precise del coinvolgimento russo nella crisi ucraina sono oggetto di viva discussione. Tra le questioni principalmente controverse vi sono i cosiddetti “convogli umanitari” inviati dalla Russia alle zone controllate dai ribelli nella regione del Donbass (si veda cartina a destra tratta dalla BBC). Il primo convoglio è partito ad agosto, accompagnato da forti critiche dell’Occidente che non hanno fermato il flusso, tant’è che qualche giorno fa sarebbe arrivato il settimo convoglio. Sulla natura di questi convogli c’è divergenza totale tra Occidente e Russia. Mentre la stampa russa sostiene che contengano cibo e materiali per la costruzione, la Nato denuncia la violazione di pratiche internazionali e suggerisce che siano in realtà cavalli di Troia volti a rifornire i separatisti. Qualsiasi oggetto vi sia contenuto, sono molte le indicazioni che porterebbero a credere che nel Donbass la Russia sia intervenuta a supporto dei ribelli. Ad agosto il leader della “Repubblica Popolare di Donetsk”, Alexandr Zacharchenko, ha ammesso che dalla Russia erano arrivati 30 tank e 1.200 combattenti che avevano ricevuto un addestramento di 4 mesi. A fine agosto la Nato ha rilasciato inoltre delle foto satellitari che mostrerebbero forze armate russe all’interno del territorio ucraino. Anche senza le foto, tuttavia, “l’improvviso rafforzamento delle forze separatiste, nei giorni scorsi fortemente indebolite dall’esercito ucraino” destava chiari sospetti, secondo Carolina De Stefano Ph.D Candidate all’Università Sant’Anna ed esperta di Russia. Sospetti condivisi da Joseph Dempsey dell’International Institute for Strategic Studies, la cui valutazione nasce dalla constatazione che i tank inizialmente in mano ai ribelli russi erano di epoca sovietica e potevano essere stati ottenuti in altra maniera, mentre quelli in azione a fine agosto non erano stati visti in precedenza se non in mano all’esercito russo. Oltre ad armi e addestramento, la Russia starebbe fornendo ai ribelli anche i propri uomini. Secondo Ella Polyakova, leader della Ong “Madri dei Soldati” (membro del Consiglio sui diritti umani della Presidenza Russa è accusata di essere al soldo di agenti stranieri), sarebbero almeno 100 i soldati russi morti in combattimento in Ucraina ed altri 300 i feriti. Oltre ai “semplici” soldati, parrebbe che anche alcune figure chiave del movimento separatista siano russe, come si può leggere in questo articolo di Stefano Grazioli, analista dell’area. Particolarmente influenti sono stati Alexander Borodai, moscovita, che della “Repubblica Popolare di Donetsk” è stato anche Primo Ministro, e Igor Girkin (meglio conosciuto con il suo nom de guerre “Strelkov”). A corroborare tale tesi è l’Osce (che sta monitorando il confine russo-ucraino) che proprio qualche giorno fa ha dichiarato che 630 persone in divisa militare e un furgone contrassegnato da un codice usato dall’esercito russo hanno attraversato il confine. Ci sembra di poter prendere come neutrale questa valutazione dal momento che il mandato dell’Osce è stato approvato dalla Russia stessa, anche se i media russi non hanno esitato a criticarne la validità. I russi in Ucraina Tanto è complesso verificare la prima parte dell’affermazione di Berlusconi tanto la seconda è facile da smentire. Secondo i dati dell’ultimo censimento ucraino (a dir il vero un po’ vecchiotto, risalente al 2001) la popolazione di etnia russa dell’Ucraina era consistente ma minoritaria: il 17,3% del totale. Per quanto ci possano essere state variazioni nel frattempo, dubitiamo che ci possa essere stato un boom demografico tale per cui da un quinto i russi d’Ucraina siano diventati più della metà. La mappa in basso, tratta da RFE/RFL indica la distribuzione geografica dei russi in Ucraina; forse Berlusconi si confondeva con la Crimea, dove il 58,5% della popolazione era di etnia russa. In quel caso sarebbe stato ancora più fuori luogo parlare di mancata violazione della sovranità nazionale, dal momento che la Crimea è stata assorbita dalla Russia. Guardando alle regioni interessate dal conflitto, i russi rimangono minoranza, seppur più rilevante che nel resto dell’Ucraina: sono il 38,9% a Donetsk e il 39,0% a Luhansk. Allargando lo spettro dagli ucraini di etnia russa a quelli russofoni, scopriamo che questi rappresentano una quota più importante, ma nuovamente minoritaria del totale: 14,3 milioni su una popolazione complessiva di 48,2: il 29,6%. Il nostro verdetto Il ruolo preciso della Russia nel conflitto ucraino è discutibile, ma non vi è dubbio che non si ferma al solo supporto umanitario. Le prove indicano che ci sono stati contributi di armi, mezzi e soldati ed è quindi piuttosto naìf sostenere che “c’è stata solo una spedizione per scopi umanitari”. Inoltre Berlusconi enfatizza in maniera grossolana la proporzione di russi nel mix demografico dell’Ucraina. Non ci resta che definire la dichiarazione una “Panzana pazzesca”. Ringraziamo Carolina De Stefano, PhD candidate presso l’Università Sant’Anna, per averci aiutato a completare questa analisi
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