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| - Berlusconi, come Grillo, è convinto che le politiche nazionali “non c’entrino” con le dinamiche dello spread. Il problema, però, è che c’entrano eccome. Ma andiamo con ordine.
Il Cavaliere prima di tutto cita il fidato consigliere economico Brunetta con esiti incerti. Come si vede dal “dossier 233” a cura del professore, quel 0,31% dovrebbe essere la differenza tra i rendimenti medi ponderati delle aste dei Btp decennali relativi ai “mesi caldi” berlusconiani e all”anno montiano. Berlusconi quindi cita il dato in modo molto approssimativo, dimenticando di riferirsi a un dato “medio” e sui soli Btp (nuove emissioni, non altre aste con vita residua diversa), e parlando genericamente di “costo degli interessi”.
Procediamo per punti. In primo luogo notiamo che se prendiamo in analisi solamente il discorso di Brunetta analizzato qui di seguito, questo non appare molto corretto:
Affermare con così tanta convinzione certi numeri, senza ulteriori dettagli sulla metodologia con cui ci si è arrivati, è quantomeno fuorviante. Scelte come l’orizzonte temporale di riferimento e le modalità di calcolo della media condizionano fortemente le conclusioni che si possono trarre. Facciamo alcuni esempi sul caso in esame.
1. Innanzitutto Brunetta sceglie di attribuire la competenza dei rendimenti delle aste tenutesi alla fine di ogni mese, al governo competente il mese successivo (ad esempio, il rendimento del 7.55% dell’asta di fine novembre 2011 viene attribuito a Monti, nel mese di dicembre 2011).Una scelta alquanto discutibile, visto che i tassi di interesse, sono sì influenzati dalle aspettative di mercato, ma anche dall’andamento economico-politico presente e passato.
In questo senso, se attribuissimo il rendimento dell’asta di fine novembre al governo in carica a novembre e così via, otterremmo i valori proposti nella prima parte della tabella, dove i rendimenti del governo Monti risultano inferiori per una percentuale compresa nell’intervallo 0.09-0.17%. Da notare che, anche in questo caso abbiamo scelto di attribuire il mese di novembre a entrambi i governi, (16 giorni al governo Berlusconi e 14 giorni al governo Monti); i valori cambierebbero se si decidesse, al contrario di Brunetta, di attribuire quel rendimento al governo Berlusconi.
Risultati diversi si ottengono anche applicando una media ponderata per la quantità di titoli assegnati o ponderando i valori sul numero di giorni per cui il governo è stato in carica governo.
Per i più curiosi inseriamo il calcolo a fondo pagina, con una versione dei calcoli che ipotizziamo abbia fatto Brunetta. Da notare che il capogruppo del Pdl dimentica i dati riferiti al mese di settembre 2012 (!) e per i mesi di ottobre e novembre 2012 attribuisce i rendimenti in maniera diametralmente opposta a quanto fatto per il resto dell’analisi (seguendo, quindi, la linea da noi proposta nella prima tabella).
Complicato? Vero, ma il nocciolo della questione è che l’attribuzione dei rendimenti a questo o quel governo, nel discorso di Berlusconi e nell’analisi di Brunetta è veramente arbitrario, e “la frittata” può essere “girata” con grande facilità incredibile dato il numero impressionante di ipotesi.
2. Inoltre, se vogliamo proprio essere pignoli, sembrerebbe poi che Berlusconi voglia paragonare i tassi di quando si è dimesso (Novembre 2011) con la media del governo tecnico (dicembre 2011-dicembre 2012). Se facciamo questa analisi sui BTP a dieci anni, l’effetto sarebbe ancora “peggiorativo” per Berlusconi: si tratterebbe di confrontare i 7.55% di novembre (o i 6.06% di novembre, secondo Brunetta) con la media di Monti di 5.61% e la comparazione sarebbe decisamente a sfavore del Cavaliere.
3. Infine, il dato importante da considerare è l’evoluzione dei tassi, non la “media” (che può essere fuorviante proprio per la scelta delle ipotesi sottostanti). La vera differenza è, quindi, trai 7.55% di rendimento lordo di fine novembre 2011e il 4.45% di rendimento lordo di fine novembre 2012(per la cronaca, oggi siamo stabili a 4.48%), con una diminuzione di circa 300 pps. Ciò non equivale a dire che sia tutto merito di Monti, perchè moltissimo è da attribuire a fattori extranazionali (Interventi Ue, Bce, perfino il fiscal compact recentemente approvato…), ma la differenza è marcata.
Il secondo punto è, poi (se possibile), più grave del primo. Berlusconi sostiene che i governi non influenzano le dinamiche dello spread, ma che questo è mosso dalle sole condizioni internazionali. In quanto differenziale di rendimenti tra un titolo di debito di Stato e un titolo considerato free-risk (per l’italia si prende come riferimento il differenziale BTP-BUND a 10 anni), lo spread dipende dalla possibilità del rischio del debito dello Stato Italiano in rapporto a quello tedesco e quindi varia in funzione delle politiche economiche (passate, presenti e future) di uno Stato. Benché sia un indicatore del mercato secondario, è innegabile che questo influenzi le aste del mercato primario. Se lo spread aumenta, vuol dire che i tassi di interesse dei titoli italiani sono più alti di quelli considerati free risk (Germania) sul mercato secondario e questo impatterà direttamente il collocamento sul mercato primario di nuove emissioni, con conseguenti tassi in aumento. E’ ovvio che la politica economica di uno Stato non è l’unica determinante: in Europa contano molti altri fattori, per esempio la politica comunitaria (determinante è infatti stata la creazione del fondo anti spread), gli eventi macroeconomici internazionali e soprattutto la politica monetaria della Bce. Lo spread dipende da molti fattori, ma dire che “non c’entra nulla il governo sulla riduzione dello spread” è complicato da sostenere.Per dare riscontro di quanto detto, osserviamo la comparazione tra spread di Italia e Spagna, (entrambe nel SEBC ma con politiche nazionali indipendenti): nell’estate del 2011, nonostante massicci interventi della Bce in difesa dei titoli italiani, lo spread aumentava; tredici mesi fa, quando il governo Monti è entrato in funzione, lo spread italiano era molto al di sopra di quello spagnolo, ora è circa 100 pps sotto. La Banca Centrale è unica e i due spread sono andati in modo molto diverso: difficile ammettere che le politiche nazionali non influiscano, e che contino solo le condizioni internazionali.
La possibilità del rischio del debito di uno Stato passa per la sua capacità di pagarlo e quindi dalle politiche in merito. Possiamo vedere, per esempio, come lo spread fosse aumentato per tutto l’autunno 2011, nonostante la pesante serie di acquisti da parte della Bce, tra luglio e agosto 2011, che ne aveva solo temporaneamente “calmierato” il valore. Inoltre la Bce agisce anche in funzione di scelte, condivise, da parte degli Stati dell’Eurosistema, a dimostrazione del fatto che vi è una “dialettica” intensa tra le parti, con ovvie responsabilità da parte dei policy-maker dei singoli Stati.
Concludendo, Berlusconi cita male il suo consigliere economico Brunetta, che fa a sua volta conti quantomeno azzardati. Infine si lascia a considerazioni en tranchant sullo spread estremamente faziose e discutibili, soprattutto quando si vuole negare le responsabilità politiche sull’aumento dello stesso, facendone ricadere le responsabilità sulle fantomatiche condizioni internazionali, che si, contano, ma in concorso e non ad esclusione delle politiche nazionali. “Panzana pazzesca”.
* I dati utilizzati da PP sono stati tutti tratti dal sito MEF. Per quanto riguarda la suddivisione “per competenza” del mese di Novembre 2011 è stato utilizzata una suddivisione in base ai giorni effettivamente al governo per M.Monti e S.Berlusconi. L’orizzonte temporale utilizzato è lo stesso di quello stimato da R.Brunetta, con l’inclusione del mese di Dicembre 2012, in quanto M.Monti si è dimesso il 21 del mese stesso (NB: Escludendo tale valore le medie dei due periodi sarebbero pressoché identiche).
** Per la ricostruzione dei dati utilizzati da R.Brunetta, sono stati presi i numeri della tabella a pag. 3 del “dossier 233” da www.freenewsonline.it. I rendimenti nel grafico paiono (comparazione con dati ufficiali MEF) essere stati assegnati al mese successivo alle aste fino ad agosto 2012; i dati sono poi “riallineati” a quelli ufficiali a partire da Settembre 2012, con l’omissione del dato puntuale MEF riferito a quel mese.
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