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  • Durante un’audizione in parlamento, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha trattato il tema dell’accesso al corso di studi di medicina nelle università italiane per sottolineare che la scuola medica italiana “è seconda solo alla Francia negli indicatori internazionali per qualità complessiva”. Di cosa stiamo parlando L’uso di termini come “indicatori internazionali” è abbastanza generico e non possiamo essere sicuri a cosa si stia riferendo il ministro. Ciò detto, ci sono molte classifiche che si prefiggono di comparare gli istituti universitari di tutto il mondo proprio per qualità complessiva; si tratta di rankings che spesso hanno un forte impatto sulle decisioni degli studenti di iscriversi e dei datori di lavoro di assumerne i laureati. Ci affidiamo quindi a tre delle classifiche più gettonate per vedere se effettivamente le università nostrane se la cavano così bene. Iniziamo dalla QS World University rankings 2014/15, che produce una classifica basandosi sulla reputazione accademica e professionale, sulle citazioni scientifiche complessive e sull’H index, un indicatore che misura l’impatto delle citazioni (qui la metodologia completa). Secondo QS, la prima università italiana di medicina si trova tra il 51° e il 100° posto ed è l’Università degli Studi di Milano. La classifica 2014/2015 Times Higher Education World University Rankings posiziona sempre Milano come prima scuola medica d’Italia – ma al 96° posto al mondo. La metodologia utilizzata dal Times è disponibile qui ma anche in questo caso è soprattutto basata sulla qualità dell’insegnamento, della ricerca e delle citazioni. Infine, stando al Shanghai Ranking, le migliori università di medicina in Italia (a Milano e a Torino) si posizionano tra il 76° e il 100° posto. La metodologia dà peso anche agli alumni dell’università – ovvero quanti hanno poi vinto un Premio Nobel o altri riconoscimenti apicali. Il verdetto L’affermazione fatta dal ministro dell’Istruzione quindi, non rispecchia in nessun modo i dati delle classifiche internazionali, pertanto la sua considerazione viene rubricata come “Panzana pazzesca”. (Si ringrazia Alessandro Capomolla per questa analisi)
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