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| - L’Italia è certamente rinomata per il suo patrimonio artistico e culturale e senza dubbio maggiori investimenti sarebbero necessari in tal senso. Ma l’affermazione di Zingaretti profuma pericolosamente di “Panzana pazzesca”. Partiamo dalle origini e diamo prima una definizione di patrimonio storico, archeologico, monumentale e artistico. In questo ambito il faro guida è l’Unesco e la sua World Heritage List. Secondo la “Convenzione riguardante la protezione sul piano mondiale del patrimonio culturale e naturale“, datata 1972, la differenza tra un sito del patrimonio mondiale e un sito del patrimonio nazionale risiede nel concetto di “eccezionale valore universale”. I siti scelti per costituire il patrimonio mondiale sono selezionati per le loro caratteristiche specifiche, che li rendono il miglior esempio possibile del patrimonio culturale e naturale di tutto il mondo. In base alla Convenzione, i Paesi riconoscono che i siti iscritti nella lista del patrimonio mondiale che si trovano sul proprio territorio – senza nulla togliere alla sovranità nazionale e al diritto di proprietà – costituiscono un patrimonio “alla cui salvaguardia l’intera comunità internazionale è tenuta a partecipare”. Maggiori informazioni sui criteri utilizzati dall’Unesco possono essere trovate qui.
Come possiamo leggere nell’apposita sezione del sito, il patrimonio mondiale dell’Unesco conta un totale di 962 siti e finalmente possiamo tirare fuori un po’ di orgoglio nazionale: con 47 siti registrati, l’Italia si colloca in cima alla classifica dei Paesi con il maggior numero di beni tutelati. Tale numero andrebbe, poi, gonfiato dopo aver considerato che alcune voci nella lista includono diversi beni tutelati (come la città di Vicenza e le ville del Palladio oppure i Longobardi in Italia: i luoghi del potere, giusto per menzionarne qualcuno). Utilizzando la classificazione Unesco, l’Italia da sola avrebbe quindi quasi il 5 per cento del patrimonio mondiale.
Il presidente della Regione Lazio, però, si riferisce alla specifica realtà regionale. Vediamo allora, grazie all’elaborazione di Ancitel del database Unesco, quanti di questi rientrano nei confini laziali; solo quattro: il centro storico di Roma e proprietà extraterritoriali della Santa Sede, Basilica di San Paolo fuori le Mura, beni compresi entro le Mura di Urbano VIII (una voce che racchiude al suo interno 16 beni definiti di interesse universale) – le necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia (anche qui una sola voce per due località), Villa d’Este e Villa Adriana a Tivoli. Di nuovo servendoci della classificazione Unesco (pur riconoscendone i limiti), nel Lazio risiederebbe quindi lo 0,4 per cento del patrimonio mondiale e l’8,5 per cento di quello nazionale.
Dal profilo twitter di Zingaretti, su cui il presidente della Regione ha rilasciato la dichiarazione, scopriamo che queste cifre risultano essere una “elaborazione dei dati Confcultura” che, a detta dello stesso Zingaretti, sarebbero “dati discutibili ma ci fanno riflettere sulla ricchezza del nostro patrimonio”. Cerchiamo di portare un po’ di luce sui dati. In primis sottolineiamo che, come si legge a pagina 18 del rapporto, la realtà italiana viene paragonata esclusivamente con Francia, Spagna, Usa, e Inghilterra, le quali, se è vero che rientrano nella top ten dell’Unesco, di certo non esauriscono da sole il patrimonio mondiale. Nel paragone non viene, inoltre, considerata la Cina, nella top three dell’Unesco assieme a Italia e Spagna; una mancanza che secondo noi distorce significativamente l’analisi. In più, non viene quantificato il solo patrimonio laziale e risulta, quindi, impossibile compararlo con il totale nazionale e quello degli altri Paesi (è anche difficile da capire le motivazioni in base alle quali Zingaretti si sia lanciato in un’affermazione del genere).
Cerchiamo di confrontare questi numeri con quelli del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; abbiamo consultato il database dei “luoghi della cultura” che racchiude musei, aree e parchi archeologici, chiese, ville parchi e altri beni di interesse artistico e culturale. Il Lazio conta 267 beni, che rappresentano il 6,9 per cento del totale nazionale (3.885). Difficile, quindi, che da solo possa rappresentare il 25% del patrimonio mondiale.
Infine, abbiamo considerato anche il Fondo Ambiente Italiano, l’ente che si occupa di “tutelare e valorizzare il patrimonio d’arte e natura italiano, educare e sensibilizzare la collettività, vigilare e intervenire sul territorio”. Anche in questo caso, però, i conti non tornano. Consultiamo l’ultimo rapporto annuale disponibile, datato 2011: a pagina 6 troviamo che il Fai tutela un totale di 47 beni (25 regolarmente aperti al pubblico, 9 in restauro e 13 tutelati) di cui solo due rientrano in terra laziale. Essi sono l’area costiera dell’Isola di Ponza e il Parco di Villa Gregoriana. Tali numeri vengono confermati anche in un recente video pubblicato su youtube, al minuto 1:30.
Come ci ricorda Gian Antonio Stella in un suo articolo, Zingaretti non è il solo affetto dalla mania di gonfiare i numeri relativi ai nostri gioielli artistici e culturali, il quale, a questo punto, non può salvarsi dalla “Panzana pazzesca” di Pagella Politica. Tuttavia, facciamo nostro il suo appello: il patrimonio culturale del Lazio e – aggiungiamo noi – di tutta l’Italia, “va valorizzato, è un’occasione di sviluppo e crescita umana enorme”.
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