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| - Dichiarazione ambiziosa quella di Matteo Renzi rilasciata al direttore de Il Sole 24 Ore. Il Premier sostiene che il suo governo sarebbe il primo ad aver abbassato le tasse, senza aggiungere un riferimento ad un specifico settore o contesto temporale. La dichiarazione seppur di forte impatto, si rivela scorretta.
Quali tasse ha tagliato il governo Renzi?
L’attuale esecutivo ha guardato alla questione delle tasse già dai primi mesi di attività. Fu infatti con una delle più celebri slide renziane che il Premier annunciò il taglio dei famosi 18 miliardi (valutazione che già a suo tempo trovammo un po’ generosa) e le due principali operazioni già messe in atto in questo senso sono state il cosiddetto “bonus 80 euro” e le agevolazioni sull’Irap.
Occorre premettere che l’ “operazione 80 euro” non è considerata contabilmente una riduzione delle tasse, anche se grosso modo l’effetto che ha raggiunto i dipendenti e le imprese è stato quello (riducendo il cuneo fiscale tra il costo del lavoratore e il netto in busta paga).
Per quanto riguarda invece l’Irap, il governo aveva inizialmente deciso di tagliare l’aliquota del 10% (d.l. 66 del 24 aprile 2014). Tale decisione venne però revocata prima di avere effetto con la Legge di Stabilità 2015, la quale ha tuttavia reso totalmente deducibile l’Irap sui nuovi contratti, oltre ad offrire un credito d’imposta del 10% alle imprese senza dipendenti (maggiori dettagli si trovano nella relazione tecnica della Legge di Stabilità). Gli effetti sulle imprese sono stati recentemente censiti dall’Istat, secondo cui le operazioni dal 2011 al 2014 – quindi quelle dell’esecutivo Renzi ma non solo – hanno fruttato alle imprese “un risparmio dell’imposta sui redditi del 9,8% pari a 2,6 miliardi di euro nel 2014″.
Non è detto tuttavia che queste due operazioni abbiano avuto un effetto netto positivo sul carico fiscale delle imprese o dei cittadini italiani, come vedremo più avanti procedendo nell’analisi (i più curiosi possono anche leggere qui e qui).
Chi tagliò le tasse prima di Renzi?
Per trovare altri esecutivi che hanno messo in atto un taglio delle imposte basta tornare indietro al governo Berlusconi (abbiamo già avuto modo di analizzare i berlusconiani contratti con gli italiani). Una delle prime azioni dell’ex Premier rientrato al governo nel 2008, infatti, fu l’abolizione dell’Ici sulla prima casa, norma che fu accompagnata da un’agevolazione della tassazione sugli straordinari. Nella precedente fase governativa Berlusconi aveva abolito anche la tassa di successione. Non si trattò invece di un vero taglio delle tasse ma di una misura one-off (che in qualche modo ricorda i renziani “80 euro”) la scelta del governo D’Alema di restituire nel 1999 il 60% della cosiddetta “eurotassa”.
La pressione fiscale
Per verificare una frase dal respiro così ampio come “Siamo il primo governo che abbassa le tasse” abbiamo ritenuto fosse il caso di arricchire l’analisi con i dati relativi alla pressione fiscale, che mette in rapporto il totale delle imposte e dei contributi sociali raccolti dallo Stato con il Pil. Sebbene sia un indicatore imperfetto (a partire dal fatto che una riduzione delle imposte inferiore a quella del Pil può risultare in un aumento della pressione fiscale) è l’unico che riesce a dare una visione veramente d’insieme della situazione. Abbiamo preso i dati Istat per il periodo 1995-2014 (tavola 5 delle serie storiche allegate a destra) ed elaborato il grafico sottostante.
E’ evidente che la pressione fiscale nel 2014 era al 43,4% del Pil, valore rimasto invariato rispetto al 2013. Anche volendo considerare solo questo indicatore sarebbe sbagliato affermare che il governo Renzi sia stato il “primo ad abbassare le tasse”. Non solo. Parrebbe infatti che l’effetto netto sia stato nullo (come si può leggere nel Documento di Economia e Finanza riportato nel link sopra, inoltre, il governo sostiene che la pressione fiscale sia calata perché il “bonus 80 euro” viene conteggiato come riduzione del carico fiscale)*. Ciò che contraddice l’affermazione di Renzi, dunque, è l’abbassamento della pressione fiscale avvenuto in passato. A titolo d’esempio i governi D’Alema/Amato videro la pressione fiscale calare dal 41,1% al 40% circa.
Torniamo a puntualizzare che la pressione fiscale è un indicatore imperfetto e che, in quanto frazione, può variare in maniera bizzarra al variare di numeratore e denominatore. Ciononostante ci sembra il miglior modo di verificare – e in questo caso smentire – la dichiarazione di Renzi.
Il verdetto
Nel 2014 il governo Renzi ha introdotto il “bonus 80 euro” e alcune agevolazioni sull’Irap. Prescindendo dal dubbio per cui la prima operazione possa o non possa essere considerata un taglio delle tasse, la dichiarazione di Renzi è completamente falsa. Non solo ci sono stati governi – in particolare quelli capitanati da Berlusconi – che in precedenza hanno tagliato alcune tasse come ha fatto Renzi, ma l’impatto complessivo sulla pressione fiscale ad oggi pare neutro, mentre nello scorso ventennio ci sono state riduzioni più rilevanti. “Panzana pazzesca”.
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*I lettori più attenti noteranno una discrepanza tra il comunicato dell’Istat e il DEF da una parte e le serie storiche dall’altra. Il primo parla di una pressione fiscale al 43,5% nel 2014, il secondo di 43,4%. Abbiamo contattato gli uffici dell’Istat che ci hanno informato che in seguito alle nuove stime dei conti nazionali uscite il 24 aprile 2015 la loro stima è variata da 43,4545% a 43,4489% (come ci ha scritto l’Istat “in realtà il valore della pressione fiscale si è modificato di 6 millesimi di punto percentuale, ma il gioco degli arrotondamenti porta a una modifica di un decimo”).
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