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| - L’euro, moneta sventurata? Così sostiene Beppe Grillo che arriva ad asserire che il Belpaese avrebbe perso un quinto del Pil dal momento dell’istituzione della moneta unica. Un numero forte, che però non trova riscontro nei fatti.
Usiamo i dati Eurostat per vedere l’andamento del Pil italiano dall’entrata dell’euro ad oggi. L’euro è entrato in vigore nel 1999 come moneta ‘virtuale’ e nel 2002 come moneta fisica. Vediamo cos’è successo all’economia italiana relativamente a questo periodo, partendo dal 1999. Fissando a 100 il livello del Pil nel 1999 (trovate qui i nostri calcoli), nel 2013 aveva raggiunto il 138,6% in termini nominali. Su lunghi periodi di tempo, al fine di rimuovere l’effetto dell’inflazione, è però più corretto controllare il valore in termini reali. Tuttavia, notiamo che anche con questa misura il Pil è cresciuto nel periodo 1999-2013; si parla di una crescita non così notevole (appena 3,5 punti in quasi 15 anni) ma pur sempre di crescita si parla (il Pil non è diminuito del 20%, come dice Grillo). Selezionando il 2002 come punto di partenza (invece del 1999), notiamo la diminuzione di 2 punti, quasi 8 volte inferiore a quella che sostiene sia avvenuta.
Il calo più significativo si vede invece nel periodo 2008-2013: da quando è esplosa la crisi il Pil italiano ha perso 7,5 punti percentuali. Ma questa è un’altra storia. Sono stati anni di certo non esaltanti per la crescita italiana, ma non abbiamo perso il 20% del Pil dall’entrata dell’euro: “Panzana pazzesca” per Beppe Grillo.
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