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  • Berlusconi al telefono con Belpietro è un fiume in piena e prova a ribaltare alcune opinioni diffuse sulla solidità finanziaria dell’Italia. Dati alla mano, ci si rende conto che il tentativo del Cavaliere è destinato a fallire impietosamente. Partiamo dal nostro debito che secondo Berlusconi non sarebbe “così elevato come si vuole far credere”. Non conoscendo i misteriosi taroccatori che vogliono fare credere agli italiani di avere un debito elevato, ci affidiamo ai dati World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale per verificare la posizione del nostro Paese rispetto a questa questione. L’immagine che ne emerge non è confortante. Nel 2012 l’Italia presenta il sesto rapporto debito/Pil più alto del mondo, come si può vedere nel grafico qui sotto. Peggio di noi solo Giappone, Grecia, Libano, Giamaica e le isole di St Kitts and Nevis. L’unica attenuante a questa sparata di Berlusconi è la constatazione (spesso fatta anche dal professor Marco Fortis della Fondazione Edison) che l’Italia ha un alto tasso di risparmio privato, pari al 175% del Pil, in confronto al 133% della media dell’Eurozona. Ma come segnala lo stesso professore in questo approfondimento, tale dato è un’attenuante, una “garanzia” se vogliamo; non certo prova che il nostro debito non sia elevato. Passiamo a quei 6600 miliardi di attivo del nostro Paese. Ascoltando con attenzione l’intervento completo di Berlusconi (attorno al minuto 05:15), capiamo che il Cavaliere sta parlando di attività pari a 8600 miliardi, cifra dalla quale si possono sottrarre 2000 miliardi di debito, per arrivare ad un “attivo” di 6600 miliardi. Partiamo dal fatto che il nostro debito è effettivamente di circa duemila miliardi (1.928 secondo l’ultima nota di aggiornamento del DEF, tavola 7) e usiamo il Conto generale del patrimonio dello Stato per l’esercizio finanziario 2011 (il rendiconto si deve presentare entro il 30 giugno dell’anno successivo quindi non è ancora disponibile per il 2012) per determinare se Berlusconi sta dicendo la verità sui suddetti attivi pari a “8600 miliardi”. Non troviamo riscontro da nessuna parte né di questo numero né dei 6600 miliardi di “risultanze”. Forse Berlusconi intende 821 miliardi, ovvero il valore delle attività alla fine del risultato di gestione patrimoniale del 2011 (un peggioramento di circa 79 miliardi in confronto al 2010)? Il risultato è comunque negativo. Provando ad allargare ancora lo spettro di ricerca, scopriamo che un’indagine di Banca d’Italia del 2010, sulla ricchezza delle famiglie, ha stimato che le famiglie italiane hanno un “attivo” di circa 8600 miliardi (composto di attività reali e finanziarie al netto delle passività, vedi figura 1). Ma il debito è pubblico, mentre queste attività sono private; il confronto non si può fare nella maniera approssimativa usata dal leader del Pdl. Ci viene difficile capire a cos’altro si possa riferire il Cavaliere, ed ancora più difficile credere che l’Italia possegga un gruzzolo equivalente a oltre il 300% del Pil quando l’intero valore degli immobili di proprietà dell’Agenzia del Demanio è stimato tra i 55 ed i 72 miliardi (a seconda che si voglia credere ai dati dell’Agenzia stessa o della Cassa dei Depositi e dei Prestiti). Per quanto riguarda l’asserzione di Berlusconi secondo la quale saremmo “la seconda economia più solida dopo la Germania”, questo frammento di frase da solo meriterebbe una tesi di dottorato come risposta, ma proviamo a confrontare alcuni dati “clou” delle 5 più grandi economie dell’Unione per capire se indicativamente il nuovamente-candidato premier del Pdl ha ragione (riteniamo che Berlusconi intendesse paragonare le economie dell’Ue, ma il tema ovviamente regge anche se si dovessero usare come campione le economie del G20). Da qui ricaviamo alcun classifiche per vedere come se la cava l’Italia, mettendo i Paesi sempre in ordine decrescente di “solidità”, a seconda dell’indicatore specifico. Crescita del Pil (dati Eurostat 2012) 1. Germania 0,8% 2. Francia 0,2% 3. Regno Unito -0,3% 4. Spagna -1,4% 5. ITALIA -2,3% Disoccupazione (dati Eurostat 3° quadrimestre 2012): 1. Germania 5,5% 2. Regno Unito 7,9%* (valore q2 2012) 3. ITALIA 10,6% 3. Francia 10,6% 4. Spagna 25,6% Valore aggiunto del settore industriale (Eurostat 2011, mln di €): 1. Germania 607.440 2. ITALIA 263.209 3. Regno Unito 255.217 4. Francia 224.551 5. Spagna 165.051 Quota dell’export dell’Ue (dati Eurostat 2011): 1. Germania 27,6% (extra Ue) e 22,4% (intra Ue) 2. Regno Unito 11,5% (extra Ue) e 6,5% (intra Ue) 3. Francia 10,7% (extra Ue) e 9,3% (intra Ue) 4. ITALIA 10,6% (extra Ue) e 7,5% (intra Ue) 5. Spagna 4,5% (extra Ue) e 5,2% (intra Ue) Deficit (dati Fmi 2012) 1. Germania -0,4% 2. ITALIA -2,7% 3. Francia -4,7% 4. Spagna -7,0% 5. Regno Unito -8,2% Debito pubblico (dati Fmi 2012) 1. Germania 83,0% 2. Regno Unito 88,7% 3. Francia 90,0% 4. Spagna 90,7% 5. ITALIA 126,3% Rendimento sui titoli di stato decennali (Bloomberg a chiusura dell 11 dicembre 2012) 1. Germania 1,3% 2. Regno Unito 1,8% 3. Francia 2,0% 4. ITALIA 4,7% 5. Spagna 5,5% Insomma, pur avendo considerato solo una manciata di indicatori sulla “solidità” economica del Paese non troviamo riscontro del fatto che l’Italia sia la seconda economia “più solida” dopo la Germania. L’unica certezza sembra essere che ci collochiamo spesso davanti alla Spagna. Numeri rovinosamente imprecisi per Berlusconi che si guadagna una nuova “Panzana pazzesca”.
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