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  • Sentenza della Cassazione, decadenza, Legge Severino: è tanta la carne al fuoco sui giornali in questi giorni circa il futuro politico del Cavaliere che in questa dichiarazione afferma di non aver mai posto alcun ultimatum all’attuale governo. Prima di addentrarci nell’analisi, quindi, occorre fare un po’ di chiarezza. Volendo considerare solo gli eventi più recenti, il tutto comincia l’1 agosto 2013, quando la Corte di Cassazione condanna Silvio Berlusconi in via definitiva per frode fiscale a quattro anni di reclusione – uno solo, in realtà, per via dell’indulto – e stabilisce che i termini dell’interdizione dai pubblici uffici saranno ricalcolati in un altro processo d’appello. Come si legge nelle motivazioni depositate lo scorso 29 agosto, Silvio Berlusconi fu “ideatore del meccanismo del giro dei diritti che a distanza di anni continuava a produrre effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le aziende a lui facenti capo in vario modo”. A questo scenario va aggiunto un altro tassello: il decreto legislativo numero 235 del 31 dicembre 2012, entrato in vigore il 5 gennaio di quest’anno e recante disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi. L’articolo 3 della meglio nota Legge Severino stabilisce che, qualora nel corso del mandato parlamentare subentri “una causa di incandidabilità” come una condanna definitiva, “la Camera di appartenenza delibera ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione”. Insomma, la sentenza di condanna nei confronti di Silvio Berlusconi sarà “immediatamente comunicata” dal giudice al Senato, e il Senato si farà carico attraverso la Giunta delle elezioni, di votare la sua decadenza dal seggio. Per dovere di cronaca sottolineiamo che la Giunta in questione si è riunita per la prima volta pochi giorni fa, ma una decisione finale ancora non è stata raggiunta. A questo fa riferimento Silvio Berlusconi nella dichiarazione in esame con cui nega di aver minacciato di far cadere il governo Letta se l’alleato democratico dovesse votare la decadenza della sua carica da senatore ai sensi della già citata Legge Severino. In effetti, il Cavaliere ha ragione nell’affermare che la notizia era stata riportata in più quotidiani: il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, lo stesso Il Giornale. Se è vero che il virgolettato creativo è oramai una pratica comune anche sui principali quotidiani, questo è un caso difficilmente contestabile in quanto la dichiarazione confutata dal Cavaliere è stata rilasciata durante un collegamento telefonico con Bassano del Grappa dove si stava tenendo una riunione dell’Esercito di Silvio. La traccia audio è disponibile qui sotto, ma per comodità dei nostri lettori, trascriviamo integralmente il testo. “Sarebbe una cosa assolutamente disdicevole se questo governo cadesse, ma naturalmente non siamo disponibili a mandare avanti un governo se la sinistra dovesse intervenire su di me, sul leader del Popolo della Libertà, impedendogli di continuare a fare politica. Qualcuno mi ha detto: ‘immaginiamoci cosa sarebbe successo nel ’48 se la Democrazia Cristiana avesse tolto Togliatti al Partito Comunista Italiano, o se il Partito Comunista Italiano avesse tolto la possibilità di fare politica alla Democrazia Cristiana e De Gasperi’. Credo che sarebbe scoppiata una guerra civile”. Il lettore più critico potrebbe farci notare che nella dichiarazione in esame il Cavaliere afferma di non aver mai pronunciato la frase “Se votano la decadenza cade il governo”. Ne abbiamo preso atto, ed effettivamente, quelle specifiche parole non sono uscite dalla bocca di Silvio Berlusconi, ma abbiamo altresì notato che in questo caso è necessario entrare nel merito della questione e non fermarsi alla mera forma. Dalla dichiarazione, infatti, si capisce benissimo che Berlusconi non lamenta un virgolettato riportato in maniera sbagliata, ma espressamente di non aver mai posto un ultimatum al governo Letta, dichiarazione palesemente falsa come dimostrato dalla registrazione che abbiamo allegato. Insomma, Berlusconi può aver cambiato idea, ed è legittimo e giusto, ma l’affermazione di non aver mai minacciato di staccare la spina al ‘governo delle larghe intese’ è proprio una “Panzana pazzesca”!
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