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  • Cominciamo ad analizzare la dichiarazione, partendo dalla dimensione internazionale degli atenei cui fa riferimento il sindaco. Secondo quanto riportato nella Relazione Previsionale e Programmatica 2011-2013, il totale degli studenti iscritti nei due atenei torinesi (Università di Torino e Politecnico di Torino) nell’anno accademico 2009/2010 ammonta rispettivamente a 60.992 studenti – con una presenza di iscritti provenienti dai Paesi dell’Unione Europea pari a 833 e 2.057 dai Paesi extra europei – e 25.081 iscritti, di cui 569 studenti provenienti dai Paesi dell’Unione Europea e 2.497 da Paesi extra comunitari. Gli studenti stranieri, stando a questi numeri, rappresentano quindi il 6,9% del totale. Leggermente diversi, ma pur sempre non in linea con quanto citato da Fassino, i dati raccolti nel Rapporto Annuale delle Attività Internazionali (il più recente risale al 2011) in cui si legge, nell’appendice, che Torino conta 97.258 studenti, di cui 8.253 stranieri, ossia l’8,5% del totale. Veniamo ora alla prima parte di questa dichiarazione e partiamo con un’inquadratura “etimologica”. Secondo il Miur, si definisce pendolare lo studente “residente in luogo che consente il trasferimento quotidiano presso la sede del corso di studi frequentato; le Regioni, le Province autonome e le università, per gli interventi di rispettiva competenza, possono considerare pendolari anche studenti residenti nel Comune nel quale ha sede il corso di studio frequentato, in relazione a particolari distanze o tempi di percorrenza dei sistemi di trasporto pubblico”. Fuori sede è, invece, lo studente “residente in un luogo distante dalla sede del corso frequentato e che per tale motivo prende alloggio a titolo oneroso nei pressi di tale sede, utilizzando le strutture residenziali pubbliche o altri alloggi di privati o enti per un periodo non inferiore a dieci mesi. Qualora lo studente residente in luogo distante dalla sede del corso prenda alloggio nei pressi di tale sede a titolo non oneroso è considerato studente pendolare”. Fatte queste premesse, il portale “Torino Città Universitaria” pare contraddire il Sindaco. Vi si legge, infatti che in un non meglio precisato anno accademico, “gli studenti fuori sede sono il 20% e di questi il 7% sono stranieri con un trend costantemente in ascesa negli ultimi anni”. Questi dati vengono confermati anche dall‘Osservatorio regionale per l’Università e per il Diritto Universitario; secondo la nostra elaborazione dei loro dati, a dicembre 2011, i due atenei torinesi contavano un 77,9% di studenti residenti in Piemonte, 4,8% residenti all’estero e 17,3% provenienti da altre Regioni italiane. Purtroppo questi dati non ci consentono di distinguere tra studenti residenti a Torino e studenti provenienti dal resto del Piemonte; quello che ci permettono, però, di fare è confutare ildato del 35% di studenti provenienti da altre Regioni italiane. Anche la Relazione Previsionale e Programmatica 2011-2013 già citata smentisce quanto affermato dal Sindaco: gli studenti residenti nella Provincia di Torino iscritti all’università cittadina ammontano, nell’anno accademico 2009/2010, a 39.832 unità (di cui 10.065 immatricolati),mentre al Politecnico di Torino arrivano a 10.644 unità (di cui 1.980 immatricolati), pari al 58,6% degli iscritti totali; stando ai numeri indicati da Fassino, invece, la percentuale di studenti provenienti da Torino dovrebbe essere pari al 18%. Alla luce di questi numeri, si capisce che le percentuali di studenti fuori sede e quelle degli studenti provenienti dal resto del Piemonte devono essere nettamente minori rispetto a quanto indicato da Fassino. Non siamo sempre riusciti a trovare dati ufficiali diretti, ma le diverse fonti utilizzate a sostegno di quest’analisi non risparmiano al sindaco di Torino la temutissima “Panzana pazzesca”.
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