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  • Alessandro Di Battista si avventura nella materia della fiscalità di impresa, con risultati discutibili. Iniziamo col dire che “unica” o no, l’Irap non colpisce il fatturato di un’impresa – e nemmeno l’utile – ma il cosiddetto valore della produzione netto (art. 4 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446) che è un valore inferiore al fatturato totale. ll decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 recita, infatti, all’art. 5, a proposito della base imponibile Irap: “Per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1, lettera a), non esercenti le attività di cui agli articoli 6 e 7, la base imponibile è determinata dalla differenza tra la somma delle voci del valore della produzione di cui al primo comma lettera A) dell’articolo 2425 del codice civile e la somma dei costi della produzione indicati nei numeri 6, 7, 8, 10, lettere a) e b), 11 e 14 della lettera B) del medesimo comma”. Quindi, al valore della produzione, a quello che Di Battista chiama “fatturato”, (A) vanno ancora sottratti (si veda il Codice Civile all’articolo 2425) i costi della produzione (6) per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci, (7) per servizi, (8) per godimento di beni di terzi e gli (10) ammortamenti e svalutazioni e le (11) variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci. A questi costi si aggiungono gli (14) oneri diversi di gestione. Mentre, per arrivare all’utile, bisognerebbe ancora sottrarre il costo del lavoro, gli accantonamenti, gli oneri (proventi) finanziari, gli oneri (proventi) straordinari, le rettifiche di valore (minusvalenze, rivalutazioni, etc) e le imposte. Questo per quanto riguarda le imprese commerciali (punti a e b dell’art. 3). Per le banche, altri enti, società finanziarie e assicurazioni, il discorso cambia sebbene non di molto: la struttura del conto economico è diversa ma i ricavi, anche in questo caso, non corrispondono alla base imponibile (art. 6 e art. 7). Infine, per altri soggetti, come ad esempio produttori agricoli, persone fisiche, società semplici e quelle ad esse equiparate, al valore della produzione vengono sottratti i costi d produzione al lordo del costo del personale (come nel caso delle imprese commerciali). Per concludere, una nota sulla “unicità dell’Irap” dichiarata da Di Battista: questa è effettivamente l’unica imposta che colpisce direttamente il valore netto di produzione ma purtroppo fa confusione tra base imponibile e fatturato. Insomma, l’esponente a 5 stelle si rivela poco preparato nella materia: il nostro giudizio è “Panzana pazzesca”. P.S.: il desiderio di andare “à rebours” del M5S genera talvolta qualche incidente. Anche il leader Beppe Grillo, in una nostra vecchia analisi, dimostrava qualche opinione discutibile sull’Irap.
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