Maroni trae una conclusione – che può essere condivisa o meno – da una premessa assolutamente sballata. Sull’adozione della moneta unica solo due Paesi dell’Unione Europea hanno scelto di organizzare un referendum a riguardo: la Svezia e la Danimarca, entrambi risultati in una vittoria del “no”. Tutti gli Stati membri dell’Eurozona (al momento sono 17) hanno invece adottato l’euro attraverso l’iter parlamentare, quindi senza consultare direttamente i propri cittadini.
Per quanto riguarda i Trattati Europei, lo strumento referendario è stato usato sporadicamente e soprattutto da alcuni paesi nei 60 anni di storia dell’integrazione europea. Alcuni dei casi più noti sono il referendum sul Trattato di Maastricht nel 1992, sulla Costituzione Europea (che venne bocciata in Francia e Olanda, approvata in Spagna e Lussemburgo) e sul Trattato di Lisbona (bocciato poi approvato dall’Irlanda). Il referendum viene soprattutto utilizzato dai Paesi candidati ad entrare nell’Unione, i quali utilizzano lo strumento per legittimare l’adesione o meno del proprio Paese all’Ue. In conclusione: Maroni, meglio riaprire i libri di storia!